Il mangiatore di pietre

Genere: Drammatico

Regia: Nicola Bellucci
Con: Luigi Lo Cascio, Ursina Lardi, Vincenzo Crea, Bruno Todeschini, Leonardo Nigro, Lidiya Liberman, Elena Radonicich, Antonio Zavatteri, Vanessa Compagnucci, Paolo Graziosi, Peppe Servillo, Paola Caprara
Piemonte, una valle ai confini con la Francia. In una notte d’autunno affiora dalle acque di un torrente il cadavere di un uomo fulminato da due colpi di fucile. A ritrovarlo è Cesare (Luigi Lo Cascio), detto “il Francese”, passeur che da anni ha lasciato il mestiere di contrabbandiere e vive con la sua lupa chiuso nella solitudine di una baita. Il maresciallo Boerio (Leonardo Nigro) è incaricato di investigare la morte del giovane Fausto, figlioccio di Cesare, ma il suo legame con la mafia locale verrà presto messo in discussione dalla commissaria Sonia Di Meo (Ursina Lardi). I diversi destini si intrecciano quando Sergio, un giovane del paese (Vincenzo Crea), scopre un gruppo di rifugiati in una capanna abbandonata. Girato in Piemonte (Val Varaita, Cuneo) e in Ticino (Val Bavona), il film è la trasposizione sul grande schermo dell’omonimo bestseller di Davide Longo è non è solo un noir. La pista noir è un pretesto per portare alla luce rapporti conflittuali e durissimi tra padri senza figli e figli senza padri, in cui valori e affetti si tramandano in modo più trasversale, fra amici, ma anche nel rapporto "adottivo", per così dire, tra padrino e figlioccio. Il film racconta della fine di un mondo, di un’epoca, di uno stile di vita e di un uomo, Cesare, che sembra aver rinunciato a vivere. “Quando abbiamo iniziato a lavorare a "Il mangiatore di pietre" nel 2014, il discorso pubblico sui migranti era molto diverso da oggi”, racconta il regista Nicola Bellucci, al suo terzo lungometraggio: “Tra Italia e Francia, i valichi alpini non erano più il luogo di passaggio di clandestini. Il romanzo di Longo è ambientato negli anni 80, descrive un mondo in via di sparizione, quello dei passeur, che paradossalmente oggi è tornato attuale, tanto che si potrebbe parlare, rispetto al film, di verosimiglianza retroattiva. Non volevo fare un film “sui migranti”: piuttosto un film su come un uomo affronta il suo destino di estinzione, un film sull’amore, sull’amicizia e sulla morte. Il che oggi ha ovviamente anche a che fare con i migranti”.